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Commenti

caio

Il problema sta nelle attuali scelte di mercato che privilegiano la produzione di beni destinati al consumo (per chi se lo può permettere). Ciò richiede immense quantità di energia. Per produrla si utilizzano fonti non rinnovabili (petrolio, carbone) che liberano gas serra, incidono sul clima e sull'inquinamento e che, al momento, sono le meno costose e quindi meglio rispondenti alle logiche di mercato. Le conseguenze sull'ambiente non interessano invece il mercato, giacchè si ritiene che beni da utilizzare nei processi di produzione come l'aria, l'acqua, il territorio in genere, non siano oggetto di contabilità. Si trovino cioè gratuitamente disponibili in natura. Le conseguenze sono quelle descritte nel post (e non solo). Non occorre stravolgere traumaticamente il sistema. Basterebbe iniziare ad invertirlo in maniera graduale e per quanto possibile; e soprattutto incentivare (da parte degli Stati) l'utilizzo di fonti rinnovabili nella produzione di energia. Sembra semplice, ma gli interessi in gioco non guardano mai al bene comune. L'uno e l'altro sono incompatibili, e chi dovrebbe regolare gli equlibri ed invertire tendenze spesso latita, è complice del più forte o insegue strategie elettorali avulse dagli interessi diffusi.

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