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Commenti

niki dicolamia

perchè nessuno ha il coraggio di dire che anche i kamikaze sono degli idealisti?Che sacrificano le loro vite credendo di costruire qualcosa? Ogni volta che saliamo su un aereo o su un treno o sulla metro, abbiamo paura che quei"fanatici" possano attentare alla nostra vita,o a quella dei nostri cari, ma non ci chiediamo cosa sarebbero arrivati a fare i Pietro Micca o colui che ha scatenato la rappresaglia delle Fosse Ardeatine, se avesse potuto avvalersi delle odierne tecnologie.Non critico e non applaudo nessuno, dico solo che dovremmo essere un po' più coerenti.
Sia ben chiaro che il mio cervello pulsa a sinistra,è solo che non mi piacciono due pesi e due misure.

carla di ventidasinistra

Mi devi scusare, ma io non credo tanto all'idealismo di questi poveri giovani votati al martirio.
Qualcuno forse ci sarà, ma io penso piuttosto ad un plagio continuativo e senza scampo, individuale e familiare.
C'è anche il fatto che le famiglie hanno di solito un indennizzo o un vitalizio. In una cultura in cui la famiglia è preponderante rispetto all'individuo ed in situazioni di estrema povertà, questa è una forte molla aggiuntiva per decidere di sacrificarsi.
Con tutto il rispetto per chi decide di immolarsi, mi sembra che l'humus culturale sia totalmente diverso da quello della Reistenza, non credi?
ciao, carla

Giulio dal Canada

Niki: mi piace il fatto che cerchi di associare le persone che sacrificano anche la propria vita per un ideale.
Ma, cosi' a caldo, mi vengono in mente due enormi differenze. La prima riguarda il contesto: c'era una forza occupante, chiaramente distinta (i Nazisti) -certamente aiutata da spie locali, anch'esse abbastanza distinte (Fascisti di Salo'). Le vittime delle Fosse Ardeatine (un esempio), furono prelevate da via Tasso- ed alcuni di loro non avevano nulla a che fare con la Resistenza. Molti molti civili diventarono vittime dirette della rabbia Nazista.
Al contrario le vittime stesse dei terroristi, e dei terroristi-suicidi, e' gente comune, indistinta in fatto di eta', sesso, responsabilita', e cosi' via... I terroristi anti-Israele non fanno distinzioni. Senza considerare che Israele, non e' affatto un monolite, completamente orientato verso 'la distruzione dei non-Israeliani-. C'e' forte opposizione, all'interno di Israele, rispetto alle politiche del proprio governo.
Un'altro fattore e' che, durante la Resistenza alla invasione Nazista (quindi anche in Francia, Spagna, Jugoslavia), la stragrande maggioranza della gente comune, i civili, simpatizzavano, oppure cercavano di non-collaborare nei limite del possibile. Nel Medio-Oriente, sembra sempre piu' chiaro che molta gente, quelli dell'Intifada Palestinese, combattono contro l'occupazione, protestano, a volte giustamente. Ma i loro interessi e desideri non sono certo rappresentati da chi usa il Terrorismo, da chi va nei mercati e fa scoppiare le bombe. semmai, prova a domandarti quali sono i desideri della gente comune che ha la sfortuna di vivere la'. Guardando la storia recente risulta che nessuno voleva i Palestinesi: ne' l'Egitto, ne' la Giordania (Tel al Zatar, 1976); ne' il Libano (furono i Cristiani Maroniti, con le loro immagini della madonna appese sui carriarmati che fecero strage a Shabra e Chatila)

Lascerei perdere questa storia della "pensione terrorismo": se esiste, fa parte della "sopravvivenza in condizioni disumane". Tra l'altro viene da domandarsi dove vengono raccolti i fondi, per questa cosidetta 'pensione'. Rimane il fatto che certamente i Capi, non andranno mai a partecipare a queste 'missioni ultime': si accontentano di allevare giovani 'destinatia morire' senza neanche avere la possibilita' di scegliere. ciao

Finazio

L'articolo sul 25 aprile racchiude molto di quello che pensiamo. Su tutto il resto sospenderei il mio giudizio. Grazie Carla per il tuo impegno quotidiano.

ericablogger

bel post e bellissimo articolo
ne ho parlato anch'io e le mie conclusioni pessimiste hanno creato un carto sconcerto
mah, chissà perchè ?
ciao erica

Ilaria G.

Purtroppo nel cuore dei giovani, e lo dico per esperienza diretta ( non tanto per me, piuttosto per i miei colleghi coetanei)il 25 aprile, quando siamo fortunati, è proprio questo: una memoria imposta. Ma credetemi, molti giovani non sanno nemmeno cosa sia la Liberazione, altri prendono spunto da idee altrui come quelle collegate a Pansa e ciò mi spaventa ancor di più. Forse sono io che, nel mio piccolo paese vicino alle colline, ho sempre avuto un'educazione di sinistra, ma come è possibile per un giovane dimenticare o ignorare cosa gli ha permesso di crescere libero? A cosa servono quelle corone che ogni anno vengono portate ai monumenti commemorativi, o, quando siamo più fortunati, alle tombe dei nostri partigiani e deportati? Il compito della Repubblica è ricordare ed onorare i suoi padri, ma ancora prima è quello di educare. Passi il termine "zapatista", passi la differenza tra destra e sinistra, ma quando un amico si gira verso di te chiedendoti "Che festa è il 25 aprile?" è una sensazione veramente... indescrivibile...

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