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Commenti

caio

Ciao Carla,
intervengo ancora perché il caso Alesia integra bene, da altra angolazione, le osservazioni già fatte sul precariato. Esiste una realtà giuridica ed una realtà di fatto. La prima prevede che sia possibile assumere a tempo determinato, con varie forme, in presenza di eventi straordinari e definiti nella durata (un progetto, appunto, un “picco” lavorativo, un’esigenza stagionale). La seconda, tutta interna alla logica dei contesti produttivi di beni e servizi (sia pubblici che privati), intende scavalcare questo concetto ed ipotizzare eventi straordinari della durata di una vita lavorativa, dando luogo ad una specie di precariato a tempo indeterminato, facendo assurgere la precarietà alla dignità si status lavorativo permanente. Quando queste due realtà si scontrano, solitamente nelle aule di un tribunale, il giudice non può che riportare le situazioni al livello imposto dalla norma giuridica: l’inserimento organico e stabile del lavoratore nel contesto aziendale non è riconducibile ad alcuna ipotesi di straordinarietà. Punto. La “furbata” configura poi un furto ai danni della collettività: il ridotto gettito contributivo danneggia le casse dell’INPS e minaccia l’erogazione delle nostre (e dei “precari”!) pensioni future. Un’ultima “stranezza”: l’assunzione a termine di un lavoratore presupporrebbe, proprio per la durata ridotta del suo impiego lavorativo e dei conseguenti “svantaggi”, una retribuzione maggiore, proprio per le minori garanzie di cui gode, nel tempo, rispetto a quelle di chi ha contratti a tempo indeterminato. Da noi è il contrario.
Ed Alesia parla di turbamento del mercato inaccettabile………….

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