Terzo post con argomento la violenza sulle donne.
Come detto, cercherò di inserirne uno quasi ogni giorno, man mano che ne troverò in giro.
Questo di Lidia Ravera è denso di temi, ognuno dei quali dovrebbe essere sviluppato a parte.
Ne segnalo tre in particolare:
1- l'invidia del corpo femminile da parte dell'uomo, tesi principale che dà il titolo all'articolo stesso. Se le donne, come si dice di solito, hanno l'invidia del pene, gli uomini hanno invece invidia della capacità di partorire una nuova vita, e per questo infieriscono così spesso sulle donne.
Sarà, ma dovranno pur esserci altri fattori scatenanti, dato che di Lorena Babbit ce n'è stata una sola, mentre di violentatori è pieno il mondo ogni giorno!
2 - la differenza religiosa e culturale. Che effetto possono fare donne che seguono regole di vita diverse, poco coperte ed autonome, se non di desiderio e di odio al tempo stesso?
Mi domando se le donne della stessa etnia che seguono le regole in essa condivise, vengono rispettate di più. Chissà se ci sono dati?
3 - la violenza contro le donne è ben presente anche nel mondo occidentale, purtroppo.
Per questo le donne non si uniscono al coro contro lo straniero, ma invece sottolineano che l"uomo nero" (ricordate le filastrocche che sentivamo da bambine?) ha pelle di ogni colore, è ovunque, ma è nero DENTRO, e per questo molto più difficile da individuare.
Il corpo invidiato
Lidia Ravera
Le donne italiane portano i capelli sciolti sulle spalle, ridono e camminano per la città anche di notte. Le ragazze italiane vanno in discoteca. Vanno a lavorare, le donne italiane, e, anche grazie a questo, non appartengono ai loro padri, né ai loro mariti, non obbediscono ai loro fratelli. Se vogliono truccano gli occhi e dipingono le labbra, possono svelare le gambe, i fianchi, l'ombelico.
Nessuno osa dire che sono inferiori, più stupide, che devono stare al loro posto, figliare e servire, dare piacere e starsene zitte. Nessuno osa, fra gli italiani. O almeno non ad alta voce.
Ma l'Italia, come tutti i paesi dove sfamarsi non è difficile e le guerre si vedono soltanto in televisione, è diventata meta di uomini e donne che vengono da paesi dove sfamarsi è quasi impossibile e con le guerre ci convivi da quando nasci a quando muori. È gente povera, ma non è questo il problema.
È gente che vive secondo regole diverse: da loro le donne portano i capelli coperti, non ridono e non camminano per la città di notte, non vanno in discoteca, non mostrano gambe sedere fianchi e ombelico, non vanno a lavorare.
Obbediscono a padri fratelli e mariti, non hanno diritto di parola, non parlano, non possono parlare. Questa esistenza femminile amputata e messa sotto tutela è giustificata da una religiosità fanatica e intransigente.
Ci siamo mai chiesti che effetto fanno le nostre ragazze e che effetto facciamo noi, donne che godono di pari dignità (almeno sulla carta) e uguali diritti, a quegli uomini stranieri, abituati a prendere senza dare, a non essere giudicati o respinti, legittimati, come si credono, dalla loro appartenenza di genere a comandare?
Facciamo un effetto esplosivo: provochiamo desiderio e disprezzo. E sono proprio questi, desiderio e disprezzo, gli ingredienti della violenza sessuale.
Un uomo ha aggredito una ragazza in discoteca, a Chieti, era algerino, dopo 48 ore di fermo è stato rimesso in libertà. Inammissibile. Uno stupratore, a qualunque etnia tribù o famiglia appartenga, deve essere messo in condizione di non reiterare il crimine, non certo evirato, ma punito e rieducato.
Si chiamava Abderramane Lazarec, lui, lei aveva 17 anni. In questo agosto torrido e vuoto, come sempre il mese della vacanza, a macchiarsi di crimini contro le donne, sono stati uomini extracomunitari. Era cingalese l'uomo che ha ammazzato la bella ragazza di Brescia , assalita in Chiesa, mentre, per incarico materno, accendeva candele votive. Era pachistano l'uomo che ha ammazzato e seppellito in giardino la sua stessa figlia, per punirla di volersi omologare alle nostre ragazze (capelli sciolti, fianchi svelati).
Si è lamentato il silenzio delle femministe, delle opinioniste di sinistra, della sinistra.
La domanda è: che cosa avrebbero dovuto fare? Unirsi al coro ipocrita dei Calderoli, dar man forte ai leghisti al nobile fine di scacciare dal paradiso padano i «bingo-bongo»?
Speculare sul più basso istinto «pop and west», «difendi la tua donna, dalli all'uomo nero», fino al pogrom? O dar fiato alla banalità ricordando che anche qui fra noi ancora capita che si scacci la sorella disonorata , che si violenti e si faccia a pezzi e la figlia dei vicini, la fidanzata che ti ha lasciato, la exmoglie, magari nel nordest, dietro un paio di linde tendine?
Se molte hanno preferito tacere è per non incrementare l'odio e la paura. Non è di questo che hanno bisogno né le povere ragazze stritolate fra due culture come la pachistana Hina, né le nostre , esposte al desiderio e al disprezzo di chi vuole velata sua sorella e pronta all'uso la figlia del suo datore di lavoro.
C'è qualcosa di minaccioso, nel corpo femminile: scatena la passione, innesca il processo della procreazione e infine produce un essere umano. Perfetto, completo. Si usano per l'atto frasi poetiche: mettere al mondo, dare alla luce.
È un corpo invidiato, il corpo della madre, è un corpo del quale ogni uomo ha fatto esperienza prima di nascere, covando poi, per sempre, il ricordo di un bisogno, la memoria di un amore muto e disperato.
Nell'inconscio di tutta l'umanità maschile si annida la paura della potenza femminile, la tentazione di pareggiare i conti, con brutalità. La maggioranza degli uomini, per fortuna, reprime le sue pulsioni oscure, spesso sublimandole in cavalleria, rispetto, protettività. Resta il fatto, nudo e incontrovertibile, che le donne sono, fisicamente, più deboli degli uomini (negli sport gareggiano fra loro, hanno muscoli meno potenti, una statura più bassa, piccole patologie lievemente invalidanti che ritornano tutti i mesi, dal menarca alla menopausa, a renderle più fragili), ma simbolicamente sono più forti.
La violenza carnale si approfitta di questa inferiorità corporea e si vendica di quella superiorità simbolica. Se un uomo vuole fare l'amore con te e tu non vuoi i casi sono due: o possiedi un'arma che aumenti artificialmente il tuo potenziale aggressivo, o soccombi, perché lui è più grosso di te .
La soluzione non è certo armare le donne. Ma neppure dare la caccia allo straniero, fingendo che sia soltanto lui, il torvo islamico, a mancare di rispetto alle signore. Non è mai saggio situare il male il più lontano possibile da noi, per assolverci meglio.
Provo a buttare un ulteriore elemento. Non intendo affatto contraddire le riflessioni fatte da te e dalla Ravera e da tante altre donne (e uomini decenti), ma solo portare un altro argomento di approfondimento.
Forse (non ho alcuna pretesa di certezza) uno dei motivi per i quali le donne non commettono (se non in casi rarissimi) delitti sessuali è dovuto anche al fatto che l'anatomia femminile non è "attrezzata" per l'aggressione, per l'offesa. La vagina accoglie e avvolge, ma non può attaccare e infierire. Il nostro cazzetto invece sì. E forse millenni e millenni di simbolismo fallico accentuano le spinte alla violenza sessuale. Sommandosi alle indecenze dei media, della pubblicità, del cinema, della tivù. Lungi da me fare il moralista (io sono per un sesso allegro e vissuto felicemente), ma tanta invasione di sesso mercificato non può che essere tossica. Il prorblema non è tanto la pornografia vera e propria quanto l'uso abominevole che del corpo femminile viene fatto negli spot, nei programmi, sui giornali, nei film, nella moda. E a furia di rendere il corpo femminile un oggetto e solo un oggetto, ecco le conseguenze.
Scritto da: luciano / il ringhio di Idefix | martedì 29 agosto 2006 a 10:59
la base di tutto è che il maschilismo è la base di molti comportamenti maschili, può essere più o meno palese , ma è presente nell'educazione sia occidentale che orientale. anche in occidente la relativa indipendenza femminile è piuttosto recente e non bastano 50-60 anni per cancellare idee radicate da millenni!
Scritto da: paola dei gatti | martedì 29 agosto 2006 a 18:59
Luciano, francamente non sono d'accordo con l'ultima parte del tuo intevento. La violenza sulle donne è sempre esistita, la sola differenza col passato è che ora se ne parla. L'"uso abominevole" che giustamente deplori è solo un aspetto della violenza, non la causa.
È comunque sempre un piacere leggerti.
Patt
Scritto da: Scribacchini | martedì 29 agosto 2006 a 21:46
Cara Carla, complimenti per l'iniziativa di postare su un argomento che in genere viene trattato quando la cronaca riporta le tragedie. Ti segnalo in proposito una mia iniziativa che prenderà il via il 1 settembre prossimo sul mio blog http://ducciop.blog.kataweb.it:/
Per 42 giorni di seguito pubblicherò storie di donne immigrate in Italia e da loro raccontate. Storie di successi e sconfitte, nostalgie e passioni, tragedie, amarezze, sogni. A presto, duccio
Scritto da: duccio | mercoledì 30 agosto 2006 a 19:03
Ciao Carla, complimenti per i tuoi post sulla violenza alle donne, un argomento trattato dai media solo dopo le tragedie. Ti segnalo in proposito una mia iniziativa che avvierò il primo settembre. Sul mio blog 42 donne immigrate in Italia raccontano le loro storie. Spero che mi seguirai. Un saluto, duccio
Scritto da: duccio | mercoledì 30 agosto 2006 a 19:22
hmm. love this style :)
Scritto da: Spanking On Dvds | venerdì 30 ottobre 2009 a 02:57